08/03/2010

Un incontro importante

Adriano è come suo padre: preciso. Sebbene alla visita della 38° l’ostetrica mi avesse trovato dilatata di 2 cm con le contrazioni ogni 5 minuti… si è preso il suo tempo. Io sapevo che avrebbe deciso lui quando venire al mondo, che niente e nessuno avrebbero potuto cambiare questa cosa. Me ne sono stata a casa tranquilla, ho fatto il primo monitoraggio la domenica successiva, a 39 settimane e qualche giorno e la situazione era invariata. L’ostetrica di turno mi disse se volevo andare a farmi un giro e tornare, per vedere se magari le contrazioni prendevano una piega diversa. Le dissi che mia madre mi aspettava a pranzo, che avrei fatto una  passeggiata nel pomeriggio e, alla mal partita, sarei tornata. Ma malgrado una camminata in strada di campagna di un’ora e mezza, Adri se ne è rimasto al suo posto, tranquillo.

Il giorno dopo, però, qualcosa sembrava essere cambiato: la sera, sul divano, ho sentito le contrazioni decisamente più ravvicinate e lievemente dolorose. Non riuscendo a dormire, nel letto, mi sono alzata e sono andata un po’ davanti alla tv. Non erano forti, erano solo frequenti e regolari. Ma dato che ero al secondo parto, con mio figlio grande in casa da portare da mia madre e una cinquantina di km da fare per arrivare all’ospedale.. ho deciso di andare verso le 3. Male che vada, ho pensato, mi rimandano indietro. Ma se non altro ho un quadro della situazione. Svegliare e vestire Teo è stata una impresa, dato che non capiva niente ed io lo vestivo e lui si spogliava, ancora addormentato! Mia madre, ovviamente, ha voluto venire con noi, lasciando Teo con mio padre al caldo nel lettone. All’ospedale mi hanno messo subito sotto monitoraggio e le contrazioni c’erano, belle regolari. Dopo un’ora hanno deciso di tenermi in osservazione per vedere se magari il travaglio iniziava sul serio ed io mi sono appisolata sul lettino. Ormai era mattina, mi hanno fatto attendere l’arrivo della mia ginecologa la quale ha voluto farmi un altro tracciato, mi ha visitato e mi ha fatto visitare dalla capo ostetrica e ha deciso di ricoverarmi dato che non abito proprio vicino all’ospedale. Io mi sono fidata e così ho preso posto nel letto. Ad aspettare.

Invano.

Le contrazioni c’erano, un minimo di dilatazione pure ma di travaglio non si parlava. Sono rimasta un giorno e mezzo nel letto a guardare il muro, ad aspettare non si sa bene cosa. Ed ha iniziato a montarmi la carogna perché io non volevo velocizzare niente, volevo solo andarmene a casa, dato che stare lì non aveva nessun senso. Oltretutto.. sentivo molta pressione. Va bene essere informati della situazione, ma ho trovato pesantissimo il fatto che mi prospettassero le possibilità peggiori, ovvero che era ancora alto, che c’era molto liquido, che forse non scendeva perché aveva il cordone corto, che non si fidavano a rompermi il sacco perché temevano complicazioni… ma io tra me e me mi dicevo “ma ho ancora una decina di giorni buoni davanti, perché precipitare le cose? Lasciamo che lui faccia il suo lavoro.. il mio bimbo sa cosa fare”. Non capivo perché volessero tenermi a tutti i costi ed aspettassero un segno positivo per indurre il parto. Dopo un giorno e mezzo ero presa dallo sconforto, nessuno in realtà mi ascoltava ed io non sapevo che dire o fare.

Finché non è arrivata lei: Nadia.

E’ entrata in camera per chiedere alla signora di fianco a me se, dopo il parto, andava tutto bene. Quando poi si è rivolta a me, mi ha detto che non ci conoscevamo ma che aveva letto lacartella, sapeva la mia situazione. Io l’ho guardata ed ho avuto subito la sensazione di avere di fronte una persona importante, una persona che avrebbe fatto la differenza. Soprattutto, ho avuto l'impressione di avere di fronte qualcuno che già conoscevo: Nadia non era una sconosciuta per me, sentivo che qualcosa mi univa a lei in qualche modo. Si è fermata da me e dopo poche parole sono scoppiata a piangere. Ha chiuso la porta, ha cercato di calmarmi, di capire. Io le ho detto che ero sotto pressione dato che di fronte a qualsiasi evento legato alla mia gravidanza, mi veniva presentata l’opportunità di fare un cesareo. Ed io non lo volevo! Io volevo partorire il mio bambino ma nessuno sembrava volermi ascoltare. Tranne lei. Che mi disse che insomma… se era podalico… Ma a 32 settimane, era podalico! Poi si era girato!! Quello non era scritto sulla cartella??? Allora ha capito il mio punto di vista e mi ha detto, sorridendo, che lei ha visto bambini girarsi poco prima del parto alla 40°, che noi donne dobbiamo ascoltarci di più perché noi SAPPIAMO, che non c’è da fare nessuna fretta, che la Natura davvero fa le cose per bene… che dovevo stare tranquilla che al momento giusto, Adriano sarebbe nato. Allora abbiamo concordato che mi avrebbe fatto un ultimo tracciato, mi avrebbe visitato e, se la situazione fosse stata la stessa, avrei fatto bene a firmare e tornare a casa. E così è stato. In realtà dalla visita ginecologica è emerso che il bimbo era leggermente sceso, si era “appoggiato” al canale anche se non lo aveva impegnato. Ma era un cambiamento! Sono tornata a casa, grata a Nadia per essere stata così gentile e carina.

Questo il martedì.

Sono rimasta a casa i giorni successivi, prigioniera del maltempo. Giovedì poi… una vera e propria tormenta di neve che mi ha bloccato a casa e mi ha impedito di andare al tracciato. Ho chiamato in reparto ed ho detto che non potevo andare: l’ostetrica di turno mi ha fissato l’appuntamento per il primo pomeriggio del giorno successivo, il venerdi. Poi ho scoperto che al telefono era Nadia, che mi aveva riconosciuto subito ma non mi aveva detto niente. Aveva solo avuto una sensazione simile alla mia, che ci saremmo riviste. Ma questo ce lo siamo dette dopo.

Sono andata al tracciato il giorno dopo accompagnata da mio padre perché Ale lavorava. E perché tanto dentro di me sapevo che sarei tornata a casa. E infatti il tracciato andava bene, l’eco ha mostrato una abbondanza di liquido e la visita manuale non ha dato segni di cambiamento della situazione. La piscina è piena di acqua, è bella calda e l’hotel è confortevole.. il bimbo per ora ci sta bene! Mi ha detto il dottore, gentile e carino. Così me ne sono tornata di nuovo a casa. Mio padre mi ha accompagnato fino su perché avevo la borsa e soprattutto, con la neve e il ghiaccio, non ce l’avrei fatta a salire da sola. Quando è uscito sono andata alla finestra a vedere che scendesse bene, senza scivolare sul vialetto ghiacciato. Mi sono sporta leggermente verso il vetro e…. PLOF! Come se un palloncino pieno di acqua, quello dei gavettoni… mi fosse scoppiato tra le gambe! Subito ho pensato di essermi fatta la pipi addosso ma era impossibile, era troppo liquido! Sono andata in bagno ed ho trovato gli slip pieni, bagnata fino a metà coscia! Ho iniziato a ridere ad alta voce e a dire “Adri, abbiamo rotto il sacco, si??”. Mi sono cambiata ed ho messo una pezza di cotone sugli slip per avere conferma che fosse davvero liquido amniotico. Non scendeva regolare, ho pensato ad una rottura alta. Così ho messo un asciugamano sul divano e mi sono seduta ad aspettare. Dopo venti minuti ho deciso: si, ho rotto le acque. Ed ho chiamato Ale in ufficio, sul suo diretto. Che ha risposto allegro “Pronto!”. Io gli ho detto “Ale, tutto ok…. Stai tranquillo.. ma credo che abbiamo rotto il sacco”. Silenzio. E poi “E QUINDI???” con tono un po' ansioso. E quindi vieni a casa, non correre ma vieni che col sacco rotto devo andare entro qualche ora. E’ arrivato un’ora dopo, affannato ed eccitato. E siamo partiti. Alle 8 ero in reparto, ho incontrato il dottore che mi aveva  visitato poche ore prima (e che era lo stesso che il martedì mi aveva fatto firmare la cartella e mi aveva dimesso “contro parere medico”) che mi ha guardato, sorridendo “Che ci fa qua??”. “Abbiamo rotto il sacco!” ho detto ridendo a mia volta.

Le due ore e mezza successive le ho passate attaccate al tracciato. Questo perché l’ostetrica di turno non aveva tarato la macchina e quindi la ginecologa, quando è arrivata, ha trovato i tracciati sballati. Ora… l’ostetrica pirla sosteneva che solo il tracciato delle contrazioni era da tarare, quello del cuore del bimbo, no. E se così era, allora il bimbo non stava poi benissimo… il tracciato era uno schifo. Una volta tarata la macchina, però, i tracciati sono tornati belli entrambi. Le contrazioni erano regolari anche se io sentivo solo la pancia dura, non erano dolorose. Alle dieci e mezza, comunque, la dottoressa mi dice che con sacco rotto mi ricoverano così chiamo mia madre e le dico che sono all’ospedale, di stare tranquilla che non sono in travaglio, che c’è tempo e non voglio che si faccia la notte nel corridoio. La avviso se cambiano le cose.  Nel frattempo le infermiere lottano per trovarmi una vena decente in cui inserire l’agocannula e mi fanno cinque buchi (!) per potermi fare un prelievo e lasciarmi comunque una linea in vena, per ogni evenienza. Poi arrivano con la macchina dell’elettrocardiogramma e questo mi inquieta. Capisco che il tracciato iniziale non ha convinto la dottoressa che non è tranquilla.. e questa cosa mi spaventa un po’. Mi prendono la pressione e infatti è 90/150 (!!).

Mentre sono sul lettino, in preda ad una sottile angoscia, si apre la porta, dietro al paravento e dopo due secondi vedo una testa di capelli castani fare capolino: è lei, è Nadia. La vedo, la riconosco subito e lei riconosce me. E’ un attimo ed io capisco, SO che andrà tutto bene ora che so che lei sarà con me. Avevo capito subito, martedi quando l'avevo vista, che lei avrebbe fattola differenza, che era una persona capitata nella mia vita per un motivo. Ho imparato a riconoscerle, certe persone, da qualche anno a questa parte. E lei è una di queste.

Poco dopo le 11 la ginecologa mi visita: 1 cm di dilatazione ma la testina è alta, non ha impegnato lo scavo. Capisco che ci vorrà del tempo ma sono tranquilla e mi faccio accompagnare in reparto. Incontro l’infermiera che mi dice che mi hanno dato il letto n. 6 e penso ad alta voce che il 6 era il mio numero di Admin su Wellage e sorrido. Ale mi dice che sono scema a pensare queste cose ma io credo nei segni e il 6  è un bel numero. In camera trovo una ragazza nel letto accanto che è stata appena cesarizzata, ha la flebo di antidolorifico e non sta bene. Cerco di fare meno casino possibile mentre sistemo le mie cose e tiro fuori la camicia da notte. E le contrazioni, che prima erano sopportabilissime, ora iniziano a diventare belle insistenti, “mordono” e soprattutto sono vicine. Cavolo se sono vicine! Chiedo ad Ale di tenere il tempo: un minuto e mezzo tra una e l’altra. E sono lancinanti, tolgono il fiato. Mi appoggio al muro e conto, respiro, penso a Chetty, l’ostetrica del corso preparto, e respiro a fondo. Nadia fa capolino e mi trova appoggiata al muro che respiro e mi chiede come va. Non è il dolore in sé, che lo sopporto. Ma il fatto che siano così, subito, ravvicinatissime. Non riesco a recuperare tra una contrazione e l’altra. E sento il bisogno di andare in bagno. Lei mi guarda un po' storta ed io le dico che no… in giornata non sono andata di corpo… figurati se è il bambino che preme!! Nono… prendi tutto, il cambio, gli assorbenti e i vestitini del bimbo e andiamo. Io obbedisco. Mi fermo al nido e lascio il pacchetto dei vestitini alla tata che sorride e mi dice “Mamma, ora manca solo il bimbo!”. Ok, vado a farlo, le dico. Nadia ci scorta in sala parto insieme ad una infermiera giovane e silenziosa. Si muove sicura e mi trasmette tranquillità. Arriva la ginecologa che mi mette il monitoraggio per sentire il battito del bimbo ma ha difficoltà perché la forma della mia pancia fa sì che la cinghia salti, così deve tenerlo con la mano. Per me è una tortura ma capisco che è per il bene di Adri e sopporto, mentre respiro. Voglio stare in piedi e Nadia mi dà un trespolo a cui appoggiarmi, mette un telo per terra e fa sistemare Ale di fronte a me, su uno sgabello: mi tiene la sonda sulla pancia mentre io respiro. Dopo un po’ mi fa sdraiare e mi visita. E, serafica, mi dice “Sei di 7/8 cm”. Io la guardo stupefatta: “mi prendi per il culo??” le dico. Dopo Ale mi ha detto che il mio era stato uno sguardo un po' "cattivo". Ma il fatto è che non me lo aspettavo! Ma se mezz’ora fa ero di un cm!! No, non mi prende in giro. Affatto. Dico ad Ale di chiamare a casa, di dire a mia madre che ci siamo… se vuole venire, che venga. Tanto lo so che non ci sta a casa.

E’ da poco passata la mezzanotte ed io passo i seguenti 40 minuti sul letto di fianco alla poltrona da parto, non riesco a stare sul lettino con le staffe, mi spacca la schiena. Sul letto sono più libera anche se il monitoraggio non mi molla e mi tortura. Vedo Ale che mi guarda, silenzioso. Lo capisco che non sa cosa fare, non può fare niente, in realtà. Qualche ora prima mi aveva detto “dimmi cosa devo fare e cosa non devo dire”. Mi ha fatto una gran tenerezza. Penso, quando il dolore mi lascia un attimo, che se dopo avermi vista in quel modo mi vorrà ancora, allora mi ama davvero. Penso che devo essere uno spettacolo orrendo. Penso che forse è vero che gli uomini non dovrebbero vederci così, nude e urlanti e sanguinanti. Penso che è terribile. Ad un certo punto, quando mi sembra che una sega mi tagli in due, dico qualcosa come “E l’ho pure voluto io tutto questo!”. Sento una mano che mi carezza il viso e Ale ride.  Dovevo essere pazza. Sono pazza furibonda, mi dico. E forse quando si muore si prova qualcosa di simile. Ma sono tutti pensieri veloci come meteore. Sento il mio bimbo che spinge e Nadia mi dice che sono di 9 cm, c’è giusto un bordino finissimo, manca poco. Se voglio, se sento ancora bisogno di spingere, posso assecondare questo bisogno, leggermente. Il dolore è fortissimo, non me lo ricordavo così. E guardo ancora Ale che mi guarda con gli occhi persi, impauriti. Sento Adriano che preme e capisco. Ricordo la conversazione avuta con Nadia due giorni prima e capisco che devo lasciare fare a lui, sarà Adriano a nascere, devo farmi guidare, semplicemente. E mando mentalmente a quel paese tutto e tutti, me inclusa, decido di lasciarmi andare, di seguire l’istinto animale che ho dentro,

Se vado di corpo, chissenefrega.

Se urlo, chissenefrega.

Devo lasciarmi andare e basta, lasciare fare al mio bambino perché lui sa cosa fare. E quando prendo questa decisione, capisco che è quella giusta e che è così che deve andare. Mi aiutano ad alzarmi per mettermi sul lettino da parto. Sistemo le gambe, prendo le maniglie. Ora puoi spingere se vuoi. Ed io spingo. Ale mi tiene la testa e sento Nadia che mi dice Brava, così, va bene. Mi rilasso un attimo e poi di nuovo, spingo di nuovo. Ed esce la testa. Ha un giro di cordone, Nadia mi dice di fermarmi. Taglia il cordone e poi mi dice di spingere ancora. E Adri è fuori. Io lo capisco perché Ale dice, quasi urlando “E’ uscito, è uscito!”. Io vedo un ammasso violaceo tra le mie gambe, distinguo nettamente il cordone e poi lo sento piangere. Non mi sembra vero. E di nuovo, come per Teo, il dolore sparisce. E’ finito ed io mi sento vuota, improvvisamente. Portano il bimbo nell’altra stanza e Ale non sa se andare  o  stare con me. Gli dico di andare a vedere suo figlio, lui che può. Io ho da fare. Nel quarto d’ora successivo la dottoressa mi applica due punti dato che la fase espulsiva è stata talmente veloce che Nadia non ha fatto in tempo a farmi l’episiotomia. Io cerco di distrarmi guardando Adriano che è stato messo nella culletta di fianco a me. E’ bellissimo, la pelle è perfetta, non ha segni, non ha sofferto. Faccio fatica a stare ferma, ora che è nato non sopporto che ravanino là sotto. La dottoressa protesta un po’, ridendo, e mi dice di stare buona che “me la rifà nuova”. Cerco di non ridere troppo forte se no non sto ferma e mi fa un punto croce!

Mi rimetto in piedi subito, l’infermiera mi tiene l’alberello della flebo ed esco spingendo il mio bimbo. Trovo i miei genitori fuori, seduti ad aspettare. Mia madre mi abbraccia e poi guarda il bimbo. Mio padre è emozionantissimo e riesce solo a prendermi il viso tra le mani grandi e darmi un bacio in fronte dicendomi “ciao Chicca”. Capisco che è una cosa forte e grande per lui. Andiamo in camera ed io mi sistemo nel letto e Adriano si attacca subito al mio seno, sgranando gli occhioni. Hanno lo stesso taglio del papà.

Nadia viene a controllare come sto. Sto bene, sono felice. I miei se ne sono andati. Anche Ale è andato via, sperando di trovare un bar aperto per mangiare qualcosa. Le dico che sono felice che sia stata lei ad assistermi, che io lo sapevo, sapevo che avrei partorito con lei e che vederla mi aveva fatto capire che le cose sarebbero andate bene. Lei mi chiede perché ed io le spiego che quando l’avevo vista, il martedì, avevo capito subito che lei era una persona che avrebbe cambiato le cose. Avevo avuto la sensazione di averla già conosciuta, che fosse qualcuno di familiare, qualcuno che aveva attraversato il mio cammino per aiutarmi in un momento difficile della mia vita L’ho capito quando ho guardato il cartellino con il nome. Nadia era la mamma di un mio carissimo amico, ai tempi delle superiori. Era morta alcuni anni prima, lasciando soli lui e sua sorella. Il secondo marito non li aveva tenuti con sé e loro erano tornati con il padre naturale che praticamente non conoscevano. Io e lui eravamo diventati inseparabili e siamo stati l’uno per l’altra un punto fermo importantissimo in quegli anni difficili. E noi sapevamo che il nostro incontro non era stato “casuale” e che era stata sua mamma, in qualche modo, a mettermi al suo fianco. Eravamo importanti l'uno per l'altra, eravamo necessari l'uno per l'altra. Non poteva essere un "incontro" casuale il nostro! Non credo agli angeli custodi, non ho il dono della Fede. Ma ho sempre pensato e credo fermamente che la morte sia solo un passaggio, una trasformazione in qualcosa d’altro. Non si muore mai del tutto. E in questi venti anni non ho mai incontrato nessuna Nadia. Ci ho pensato, in questi giorni. La prima Nadia è stata lei, ed io l’ho riconosciuta subito.E quando le ho raccontato questo, lei mi ha detto che anche lei aveva mantenuto, dopo martedì pomeriggio, una sensazione dentro di lei legata a me. E nei giorni successivi, non vedendomi, si è chiesta come stessi. E si è detta “magari partorisce quando ci sono io”. E non è stata poi così sorpresa di trovarmi sul lettino del monitoraggio, quella sera. Perché anche lei aveva avuto una sensazione speculare alla mia. Ci siamo riconosciute. Nadia mi ha aiutato a vivere un momento bellissimo, mi ha aiutato a fare un piccolo miracolo.

Ecco il mio Adriano.

iphone adriano 024.jpg

 

 

 

23:59 Scritto da Cieli in My life | Link permanente | Commenti (13) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

31/01/2010

Notte Placida

Sono ormai sveglia dalle due e mezza. Grazie al cielo non è la tosse a tenermi sveglia, come nell'ultima settimana! Dico io... ho lavorato fino a una settimana fa quasi a tempo pieno o comunque  ad un bel ritmo serrato, ho iniziato a starmene a casa mezza giornata da poco perchè in effetti la pancia pesa e devo pensare a riposare. Non voglio fare Wonder Woman, ho fatto quello che mi sentivo fino alla fine, tant'è che venerdi mattina avevo un atto in ufficio e non ho voluto mancare. Così mi sono stufata, mi sono imbottita di aerosol, sciroppo fluidificante (San Vicks, non ti ringrazierò mai abbastanza!), suffumigi all'eucalipto e ho deciso che dovevo rimettermi in piedi. E così è stato! Otto mesi da leone e guarda te quest'ultima settimana che dovevo ammalarmi??

Dopo la cura d'urto, in effetti, sto molto meglio. Ho dei begli strascichi di tosse, raffreddore e raucedine (molto sexy, sembro Platinette) ma mi sento bene: ho ripulito casa, fatto spesa, sistemato un po' di cose. Ho la testa a posto, se non altro, non ho cose importanti sospese e posso dedicarmi a me e a Adriano.

Stamattina alle otto e mezza, come da sue istruzioni, ho chiamato la mia ginecologa che è di turno in ospedale e mi ha detto di andare verso le undici per la visita della trentottesima settimana. Ero e sono tranquilla, sento che qualcosa si sta smuovendo ma proseguo con le mie cose, come sempre. Con dei tempi che sono tutti miei, ma vado avanti. La dottoressa mi ha fatto aspettare qualche minuto poi mi ha fatto sistemare nell'ambulatorio, stesa sul lettino, a fare il primo monitoraggio. Di Teo ne avevo fatto uno solo, completamente piatto per quanto riguardava le contrazioni. Ricordo che dovetti aspettare un'ora buona, seduta in corridoio con mio padre (che mi aveva pazientemente accompagnato dato che il mio ex marito... manco a dirlo.. doveva lavorare) perchè una donna stava partorendo. Io e un'altra ragazza, Mara, ci guardavamo sorridendo. Oddio, io ridevo.. lei era terrorizzata e si tappava le orecchie "Non posso sentirla, non posso sentirla!" diceva. L'ostetrica, una ragazza magra, molto carina e giovane, mi ha spiegato che uno dei sensori serviva per sentire il battito del bimbo e l'altro per le eventuali contrazioni. MI ha sistemato su un fianco e poi è andata via. Ale era con me, curioso e silenzioso. Prima ha risposto ad una telefonata del mio ufficio (!) poi è tornato e si è messo a guardare il monitor. Gli ho spiegato che il battito di Adri è normale che sia tra i 120 e i 160.. no, 117 non è preoccupante, tranquillo. Neanche 109, va tutto bene. Ma anche l'altro numero oscillava... ogni tanto da 0/5, 6... se ne saliva a 40, 50, 60.... e poi se ne scendeva. Dopo mezz'ora in cui lui analizzava attentamente lo schema, abbiamo capito che avevo le contrazioni. Strano, non fa male, sento solo la pancia dura. Ma questo è da ieri che mi succede con insistenza e non saltuariamente come negli ultimi dieci giorni.

E' tornata l'ostetrica che ha detto "sisi, bene" ed ha confermato la presenza di contrazioni. Eh no, non mi fa male. Mi visita? Ok, visitami. Oggi la mia dottoressa è di buon umore, mi chiede, mentre mi accomodo sul trespolo, se bevo, fumo o mi ubriaco e io le dico che no, sono così di mio. Che scema, mi dice. Eh... lo so. Te l'ho detto che sono così di mio, lo riconosco. L'ostetrica mi visita... che meraviglia, eh? Ma è decisamente più gentile e delicata del dottore che mi visitò quando nacque Teo. Sorrido mentre lei ravana e fa il suo lavoro. Collo piatto e due dita di dilatazione. Due dita?? Ma come, per Teo mi ci vollero quattordici ore per niente simpatiche..  e tu mi dici che stavolta me ne vado in giro allegramente come se niente fosse?? Sono piacevolmente sorpresa. Ok, non vuole dire niente. Magari sono prodromi, magari no. Magari si ferma tutto e ci vediamo veramente domenica prossima per l'altro monitoraggio senza che sia successo niente. Però è una gran bella notizia e quindi me ne vado via sorridente. E' mezzogiorno passato, propongo ad Ale una tappa dal McDonald's perchè al Pan Bagnau, a Sanremo, non ha voglia di andare dato il traffico assurdo per arrivarci. Peccato, una bella fetta di sardenaira l'avrei mangiata volentieri. La ragazza del Mc mi guarda e mi dice "Ancora niente?" ed io, con la pancia dura come il marmo per la contrazione, sorrido e le dico che ho le contrazioni e ho bisogno di energie... mettici anche un McFlurry, grazie. Le ragazze del salone di parrucchiera mi coccolano e mi mettono sulla poltrona che massaggia mentre Franca taglia i capelli ad Ale e gli fa la barba. Mi toccano la pancia e non possono credere che me ne sto li a ridere con loro mentre ho le contrazioni, la pancia ad un tratto è durissima e poi... tutta molliccia...???

Mia madre mi chiama... come stai? Forse teme che lo faccia per strada! Vado a prendere un po' di verdura da lei e trovo anche quatttro nuove paia di scarpine bianche e azzurre. Come sempre, dei capolavori. E' al lavoro da quattro mesi, ormai. Prima no, che non si sa mai... Ma dai quattro mesi in poi ci ha dato dentro con copertine e scarpine. Anche questa volta ha prodotto delle piccole opere d'arte. Una copertina azzurra, come le scarpine, l'ho messa in valigia e coprirà la culletta di Adri quando dormirà vicino a me. Veramente bella, con un fiocco bianco intorno, rifinita tutta all'uncinetto, bella calda e di una finezza unica. La adoro. L'altra è ecru, anch'essa rifinita all'uncinetto ma ricamata a mano: due coniglietti su una mongolfiera con le nuvolette nel cielo e una ghirlanda di fiori sotto. L'altra sera io e papi abbiamo montato la culletta che Ros mi ha prestato, ci ho messo il lenzuolino con i fiori rossi che ero convinta fosse di mio fratello ma invece ho scoperto essere mio e la copertina nuova. Ho completato l'opera con il pupazzo che Ros e Richi comprarono all'Ikea quando siamo andati a prendere l'armadio nuovo e l'elefante morbidoso che la zia Chiara ha mandato con un corriere a Natale. Me lo sono trovato sulla scrivania e mi sono detta "Ma che cavolo è...? Il babbo Natale di Teo (l'ennesimo Lego introvabile) è arrivato ieri.. non spetto niente!". E mi trovo tra le mani una lettera dolcissima e me ne devo andare perchè non mi va di piagnucolare davanti al mio collega Alex.

A casa mi sono messa sul divano a guardare la tv, ho impastato la pizza come sempre, l'ho stesa e l'ho infornata con l'aiuto di Ale perchè ogni tanto stare in piedi era veramente dura. Dopo cena Ale aveva voglia di vedere un film e abbiamo optato per Così è la vita, in streaming. Peccato che io non riuscissi a stare sdraiata bene, mi sono girata da un lato e mi sono appisolata. Ci siamo trasferiti nel letto, anche Ale è stanco. S'è fermato tutto? Bo? Alle due e mezza mi giro... pancia di nuovo dura, Adri che spinge di qua e di là. Non sono più riuscita ad addormentarmi. Per un po' arrivavano ogni dieci minuti, poi sette, poi di nuovo niente.. sono disordinate. Non ho più voglia di starmene nel letto e me ne vengo in sala.

Il momento si avvicina e sono contenta. E' stata una gravidanza molto tranquilla, sono stata bene fino alla fine sotto tutti i punti di vista. Fisicamente ero un leone, ho lavorato e ho cercato di dare il meglio, di fare il più possibile in modo da potermi permettere di starmene a casa tranquilla per un po'. E devo dire che sono stata felice di farlo: starmene a casa come feci per la prima gravidanza che ero impiegata mi avrebbe ucciso! Invece così mi rendo conto che il tempo è volato, letteralmente. Stamattina all'ospedale.. mi sembrava ieri che era il 3 settembre ed eravamo lì ad aspettare di fare l'amniocentesi ed io ero terrorizzata da quel maledetto ago. Ed ora eccoci qui, quasi alla fine, in attesa di vedere che faccia ha questo bimbo che scalcia come un matto. Ma come, dopo le 35 settimane non dovevo sentirlo decisamente meno? Qualcuno glielo dica perché lui non l'ha mica capito..!

Emotivamente... beh, non ci sono paragoni. anche la gravidanza di Teo è stata tutto sommato bella dal punto di vista fisico. Ma stavolta non ero sola. Ale ci è stato sempre, presente e premuroso. Partecipe. Non ha saltato una visita, una eco.. niente. Non per obbligo (se vuoi che venga.... mi sembra di sentirlo ancora adesso che sono passati tanti anni) ma perchè voleva esserci. Quando a luglio abbiamo fatto la seconda visita, non mi aspettavo di vedere quello che invece ci trovammo davanti. Pensavo ad un fagiolino quasi invisibile. E invece la dottoressa mi fa "aspetta un po', non spogliarti che vediamo cosa si vede". Prende la sonda e me la appoggia sulla pancia. Ossignore! A tutto schermo si vede la testolina, le spalle..... i piedi... ma come, così piccolo, pochi millimetri... Io non me lo ricordavo, Teo. E' stata una emozione forte, ancora di più perchè inaspettata. Mi giro e vedo Ale senza parole. Vieni vicino, gli dico. Vieni a vedere bene. Lui fa un passo verso il lettino, si sporge verso lo schermo e in quel momento Adri allunga una mano, che prima aveva piegata verso la spalla e con i ditini tutti aperti sembra che faccia ciao. La dottoressa ride, Ale è emozionato e dice "Fa ciao al papà".  Credo che lui non se ne sia reso conto ma in quel momento è stato fatto prigioniero. Non scappa più da quell'amore piccolo ma grande che solo un figlio può farti provare.

In questi mesi è stato di grande aiuto in casa, insieme a Teo, il mio piccolo uomo. Senza di lui a volte, non so come avrei fatto.  Anche mercoledi sera, prima di andare a nanna, mi ha detto "Eh.. domani vado da papà... come farai senza di me?" facendomi il verso perchè io glielo dico sempre e lui si schernisce, non si sente così importante. Io gli ho detto "Eh... tu scherzi ma è vero... mi aiuti tanto". Lui ha sorriso, ha allungato una mano verso il mio petto e mi ha detto "Ma tanto io sono sempre qua". E' un bambino di una sensibilità unica, dolce e intelligente. Eccitato all'idea di avere un fratellino anche se sa bene che la sua vita cambierà molto. Anzi, è già cambiata. Ma cerco di non fargli mancare niente e di renderlo partecipe dell'evento. E' venuto a vedere le ultime ecografie: se ne stava di fianco a me, stupefatto dalla meraviglia di vedere tutte quelle cose mentre la dottoressa gli spiegava che quella era la testolina, gli occhietti, le manine...  Non è la stessa cosa sapere che nel pancione c'è un bimbo e vederlo che si muove sullo schermo e si ciuccia il dito! Specialmente per un bambino di dieci anni.

Iniziano i programmi della domenica su Fox Crime. Sorrido: una vecchia puntata di Law and Order, quando l'ex fidanzato di Julia Roberts non era ancora Mr Big di Sex and the City. Dieci anni fa era un appuntamento fisso, tutte le notti, per il biberon dell'una di Teo. Eravamo in affitto per qualche settimana, in attesa che si liberasse la casa nuova. Quando Teo si svegliava mettevo il biberon a scaldare, ci accomodavamo sul divano, sotto ad una coperta, e lui mangiava avido. Con la pancia piena, me lo appoggiavo sul petto, la testolina nell'incavo della mia spalla. E si addormentava in pochi secondi. Io me ne stavo a guardare la fine del telefilm, il suo respiro sulla mia pelle.

Ecco... inspiro con il naso... uno due tre... espiro dalla bocca.. uno due tre quattro cinque sei..

06:26 Scritto da Cieli in My life | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

11/11/2009

Voglia di cioccolata

A me la cioccolata non piace. Non è mai piaciuta particolarmente.

Sin da bambina quando ci davano a scuola in mensa il budino al cioccolato, ricordo che lo prendevo più che altro per golosità, ne mangiavo un cucchiaio, forse due. Lo paciugavo un po' e poi lo lasciavo. Idem con il gelato al cioccolato: mi fa veramente schifo, anche se non permetto a Teo di dire di un cibo che fa schifo per rispetto a chi non ne ha. Ma proprio mi fa orrore!

Quando dico che la Nutella in casa mia fa la muffa, la gente mi guarda come se avessi due teste! Ebbé.. che devo dire?Al massimo ne tollero un cucchiaio spalmato finissimo su una bella fetta di pane rustico. Ma poi... rimane nello stipetto della cucina, si solidifica e.. va a male.

Allora preferisco un piccolo, minuscolo quadretto di cioccolato fondente al 90%, senza latte, di ottima qualità. Preferisco pagare un po' di più, cercare un prodotto meno commerciale ma senza troppe schifezze dentro e me lo gusto. Sempre e rigorosamente con un pezzo di pane.

Per la prima volta in vita mia mangio volentieri il cioccolato. Lo cerco. Lo pregusto nella mia testa e poi me lo godo.

Per il resto... la vita scorre più o meno allo stesso modo.

Fortunatamente in un momento economico decisamente difficile il lavoro non manca. Un po' per fortuna, un po' per bravura, per il lavoro fatto soprattutto da chi ha creato la struttura che mi ha accolto cinque anni fa negli ultimi dieci/dodici anni: ci sono giorni che non riesco a stare dietro a tutte le cose che dovrei fare, mi passano veloci, arriva sera e neanche me ne accorgo!

Ale è convalescente a casa, reduce da una operazione al menisco, stampellato e relegato a casa, più che altro a divano/poltrona e letto. Quindi tutto è sulle mie spalle e devo giostrarmi tra tutte le cose da fare in casa con il mio panciotto che inizia ad essere ben evidente e ingombrante. Mi dà molto fastidio non essere autonoma, non potere fare tutto quello che vorrei: ieri ho dovuto dividermi la spesa, metà l'ho lasciata in auto perchè sarebbe stato uno sforzo troppo grande portare su tutto quanto e dato che c'erano cose che non servivano nell'immediato, sono rimaste nel cofano e le porterò su un po' alla volta nei prossimi giorni. Anche in casa.. faccio una cosa ma poi sento che devo sedermi e prendere fiato. Per fortuna questo week end Teo era con il papà quindi non ho dovuto preoccuparmi di lui, almeno quello. Ora la roba che avevo preparato per essere stirata se ne sta in camera, in attesa. Non ce la faccio, sento che oggi sarebbe troppo e non voglio sbattermi inutilmente anche in vista della settimana che mi aspetta e che inizia domani mattina.

Un misto di sensazioni e pensieri che non riesco a dipanare.

La settimana scorsa ho finalmente incontrato la figlia di Fat Cat. E' una storia lunga, che va indietro di oltre 20 anni in un altro continente. Io conosco Fat Cat dal maggio del 1990, quando mi innamorai di lui e del suo modo di guardarmi, di cantare, di ridere.. Trascorremmo una bella estate tra diversi locali in cui suonava e il suo appartamento in Rue Pairolière e lui mi raccontò di questa bambina di cui da alcuni anni non sapeva più nulla perchè la madre aveva deciso di portarla via. Ricordo una sera, ad inizio settembre, in cui suonava ad Arma al Papagayo, locale in cui ci eravamo conosciuti. Dopo una canzone, non ricordo quale, lo vidi camminare verso la porta ed uscire. Piangeva, non ce la faceva. Capii dopo che quel giorno era il compleanno della piccola e quella canzone l'aveva dedicata a lei. In questi ultimi 19 anni sono accadute tante cose. Noi siamo diventati Amici, una amicizia forte e profonda che va semplicemente "oltre" e che non so neanche io spiegare. Lui si è sposato ed ha avuto altri due figli, un bimbo e una bimba. Io mi sono sposata, ho avuto Teo, ho divorziato, ho incontrato Ale... Ma io e lui siamo sempre qui, uno di fronte all'altra, uno dentro l'altra come mai prima. Quest'estate Emily mi dice che forse ha trovato sua figlia... è così. Attraverso MySpace l'ha trovata, l'ha contattata, lei ha aperto una porta e lui ad agosto era sconvolto, era confuso, non l'avevo mai visto stare in quel modo. Ero seriamente preoccupata per lui. Tre settimane fa, mentre montavamo un armadio comprato il giorno prima all'Ikea, ricevo prima un sms e poi una chiamata: l'ha trovata, hanno parlato, lui le ha mandato i soldi per il passaporto, per il biglietto aereo... E il 15 ottobre lei è atterrata a Nizza e si sono finalmente guardati negli occhi, dopo tanti anni. Mentre mi raccontava come l'aveva ritrovata io ero seduta sui gradini di casa e non riuscivo a non piangere mentre lui mi diceva che lei gli aveva detto "Io credevo che a te non importasse di me...". Ma io l'ho visto con i miei occhi, l'ho sentito con il cuore, ho percepito il suo dolore, ho visto il vuoto che quella bimba aveva lasciato dentro di lui e che nulla avrebbe potuto colmare. "Are you crying?" mi ha chiesto. Si, sto piangendo. Perchè io so. E se non ti dovesse credere... glielo dico io quanto era forte il tuo dolore, glielo dico io quanto ti importava di lei.

Non ce ne è stato bisogno. Ci siamo trovati da Andrea, al solito posto, dove se no? Una bella serata intorno al tavolo, come se ci conoscessimo da anni. Il sorriso è lo stesso, lei è molto dolce ed io percepisco in lui una nota diversa, uno sguardo che non vedevo da tempo. Sono felice, immensamente felice per lui perchè lei è il pezzo del puzzle che mancava alla sua vita. Lei è la risposta a tanti perchè. Lei è.... la sua piccola che aveva lasciato un vuoto incolmabile e che ora forse può smettere di ingoiare la voglia di vivere di quest'uomo che ha passato gli ultimi anni a farsi domande che purtroppo non hanno risposta.

 

SDC12425.JPG

Altre cose succedono: mia cugina è incinta anche lei! Io ci speravo da tempo, speravo che il matrimonio con Sandro e la nuova vita potessero farla trovare il coraggio di riprovare. E così è stato e quando mia madre mi ha dato la notizia per telefono sono stata tanto felice per lei! Abbiamo poche settimane di differenza e anche il suo  è un maschietto. Come dice mia mamma, io e lei ci passiamo si e no sei mesi, è bello che ora questi due bimbi nascano insieme, a poca distanza l'uno dall'altro.

E' un momento di grazia, veramente. Ho quasi paura a dirlo, a scriverlo. Ma sto bene, fisicamente e di testa. L'altro giorno ci pensavo.. molto diversa questa gravidanza dalla prima, sotto molti punti di vista. La gente mi chiede quando vado in maternità e io rispondo che semplicemente non ci vado perchè non ce l'ho, la maternità. Ma sono contenta, alla fine, perchè mi sento motivata, mi sento di continuare a lavorare anche se mi rendo conto che ora che entro nel terzo trimestre devo rallentare i ritmi. Alla sera, dopo le 5... sento il bisogno di sedermi, di allungarmi, non riesco a tirare dritta come facevo fino a pochi giorni fa! Ma va bene.. fa parte del gioco. In ufficio Marcello sta predisponendo tutto per l'arrivo di Adriano: motorizziamo la serranda così arrivo e tiro su con il telecomando, mettiamo la climatizzazione così quando nasce posso portarlo in ufficio e se ne sta al caldo. Attrezzeremo un "lavaculo" come lo chiama lui.. ovvero un angolo con il fasciatoio. Et voilà! Io mi alzo al mattino e sono contenta di continuare ad andare a lavorare e ricordo più di una volta, durante la precedente gravidanza quando ero dipendente in un ufficio gestito da persone con la mente "a cassetti", di vedute limitatissime, in cui mi sono alzata magari con la pressione un po' bassa o con poca energia, darmi malata e rimanere tra le coperte. Non mi è mai successo e non è un caso.

E infine... è forse una delle pochissime volte in vita mia in cui mi guardo e mi riconosco e mi piaccio e mi vedo veramente bene.

Se solo mi avessero detto prima che una gravidanza a 38 anni mi avrebbe fatto sentire così forte, motivata e invincibile... non avrei avuto tutte le paure che invece mi sono tenuta dentro per tanto tempo!

Questo bimbo non è ancora nato e fa già cose grandi.

 

 

SDC12503.JPG

 

 

 

22/09/2009

Pony Boy

Stasera stavo bene. Dopo una buona giornata avevo l'incontro di studio e quando sono uscita, sono salita in macchina ed ho tirato fuori l'ipod dalla borsa. L'ho attaccato alla radio ed ho fatto andare la riproduzione casuale. Mi piace guidare di sera, c'è poco traffico. Mi piace ascoltare la mia musica e cantare sulla via di casa. Mi rilassa, mi allarga il cuore, mi fa sentire bene.

Ad un certo punto il lettore ha selezionato Pony Boy, di Springsteen. E' una canzone bellissima, di qualche anno fa. Di un album che amo molto cantare. Solo lui e la sua chitarra. E Patti nelle ultime strofe che canta con lui. Dice più o meno così:

PONY BOY


Pony boy pony boy
Won't you be my pony boy
Giddy-up giddy-up giddy-up whoa
My pony boy

Ride with me ride with me
Won't you take a ride with me
Underneath the starry sky
My pony boy

O'er the hills and through the trees
We'll go ridin' you and me
Giddy-up giddy-up giddy-away
My pony boy

Down into the valley deep
'Neath the leaves we will sleep
Sky of dreams up above
My pony boy

CAVALLINO
(Traduzione di Roberto P.)

Cavallino cavallino
Non vuoi essere il mio cavallino?
Sù corri, sù corri, sù corri whoa
Il mio cavallino

Corri con me corri con me
Non vuoi farti una corsa con me?
Sotto il cielo stellato
Cavallino mio

Sulle colline e attraverso gli alberi
Correremo io e te
Sù corri, sù corri, corri via
Mio cavallino

Giù nella valle profonda
Attorniati dalle foglie dormiremo
Un cielo di sogni sopra di noi
Mio cavallino

(tratto da Loose-Ends.it)

 

La cantavo a Matteo quando era piccolo, quando lo mettevo nel lettino e mi guardava con i suoi occhioni, aspettando il bacio della buonanotte.

E' iniziata la musica ed ho sorriso, pensando al calcio che mi aveva dato poche ore prima. Il primo avvertito in maniera netta e precisa. Ho iniziato a cantare, pensando a come è bello sentirlo muovere, al miracolo che è veramente la vita, a come le cose incredibilmente vanno avanti, senza fermarsi. Al privilegio che è diventare Madre. Per la prima volta ho sentito la voglia di stringerlo a me, senza più paura di perderlo, senza dubbi. E lui ha risposto, facendo una capriola, come a dire "Si Mamma, anche io non vedo l'ora".

 

Ho guidato fino a casa piangendo come una stupida e cantando la ninna nanna al mio bimbo.

 

 

 

23:52 Scritto da Cieli in My life | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

06/09/2009

Voglia di autunno

Finalmente si dorme bene. La temperatura si è abbassata, anche se di poco; il colore del cielo è diverso, non c'é più quella odiosa cappa di afa e anche il mare ha colori diversi anche se deve essere ancora piacevole fare il bagno. Di notte non fa più quel caldo che ti toglie il fiato, che bagna il cuscino, che ti appiccica i capelli alla fronte e ti fa girare nel letto spazientita.

E' stata una estate lunga, pesante. Principalmente per il caldo che mi ha tagliato le gambe e certi giorni mi ha veramente inchiodato al letto con la pressione bassa. Lottavo per tirarmi su e andare in ufficio. Passavo i pomeriggi a ciucciare liquerizia per alzarmi la pressione in maniera naturale e a bere litri d'acqua. Ho lavorato fino quasi a metà agosto e poi ho staccato totalmente per tre settimane: ne avevo bisogno davvero. La prima settimana l'abbiamo passata con Chiara Mario e Ettore che sono venuti a trovarci e con cui abbiamo trascorso dei giorni veramente sereni, in giro per la Costa Azzurra tra piccoli villaggi in entroterra e mare, a fare il bagno e vedere balene e delfini. Di nuovo, come due anni fa, dividere casa e tempo con Chiara e Mario è stato naturale e bello e sinceramente non mi ha meravigliato questa cosa. Quando anni fa feci una vacanza a Parigi con un'altra coppia fu un'esperienza fallimentare, sebbene si trattasse di persone con cui normalmente il mio ex marito ed io dividevamo il nostro tempo libero, che conoscevamo bene, con cui mangiavamo quasi tutti i sabati sera e a volte anche la domenica. Ho incontrato Chiara e Mario si e no una decina di volte, principalmente quando saliamo a Belluno che facciamo tappa a Vicenza per un pranzo con loro. Quando poi è morto Arduino (ma anche quando si è ammalato, l'estate scorsa), non ci hanno pensato su due volte e sono saltati in macchina per venire a Belluno e starci vicino. Esserci con una presenza discreta ma calda e affettuosa. L'ho detto a Chiara l'altro giorno: ho aperto loro le porte di casa mia cercando di farli sentire a casa loro. Potevano fare quello che volevano, li ho fatti dormire nel mio letto, ho dato loro la mia camera e le chiavi di casa. Mi ha insegnato Antonella, che quando mi ospita da lei a Dublino mi dà persino una scheda telefonica irlandese per poterla contattare liberamente senza spendere tanto in roaming quando vado a zonzo per la città mentre lei lavora! Mi fa sentire a casa mia, libera di fare o non fare le cose, di girare scalza per casa e aprire il frigo se ho voglia di una birra. E' stata una bella vacanza. Quando se ne sono tornati a Vicenza, abbiamo fatto una parte di strada insieme e siamo saliti a Belluno. Non posso dire che siano stati cinque giorni altrettanto belli e rilassanti, sinceramente. L'atmosfera sempre tesa e da "agguato" mi ha fatto stare male, soprattutto dopo, quando sono ritornata a casa. Ora mi sono un po' disintossicata, ho preso le distanze. Ma ho messo le cose in chiaro: io un'altra volta così non ci vado. O si mettono le cose in chiaro e cambia atteggiamento, oppure io me ne sto a casa. Soprattutto perchè a mio parere i suoi tentativi morbosi di "conciliazione" e di "recupero" a mio parere sono assolutamente interessati e falsi e non si comporterebbe così se non fosse in arrivo un bimbo. Ora non ho intenzione di sentirla, non ho nulla da dirle. Se fosse così preoccupata, in questi giorni si sarebbe fatta sentire. Sapeva che avevo l'amniocentesi. Invece il telefono non ha squillato ma non ne sono delusa, è una semplice constatazione. Non mi aspettavo niente altro. Quando telefonerà (perchè lo farà.. se non sono io a dire a suo figlio di chiamarla, lui difficilmente la chiama spontaneamente) io starò dormendo. E se chiamerà sul mio cellulare... eh, la sera Ale toglie la suoneria perchè è stanca e vuole riposare.

Ho ripreso a lavorare lunedi scorso con ritmi veloci ma non pesanti. Marcello mi ha detto subito di cercare di organizzarmi in modo da lavorare meno e meglio. Ho dovuto fermarmi subito perchè giovedi avevo l'amnio e sono tutt'ora a riposo. Mi sembra di stare in clausura, di essere inferma! I miei uomini mi aiutano tanto in casa ed io ho veramente poco da fare. Domani tornerò attiva, con molta calma, ma per lo meno torno in ufficio e non sto a ciondolare per casa ad aspettare che il tempo passi!

Per il momento è tutto diverso rispetto a quando aspettavo Matteo. Chiara dice che è soprattutto perchè sono diversa io e forse ha ragione. Ero molto incazzata, a pensarci bene. Al di là del fatto che già al primo mese avevo messo su più di tre chili e in capo a nove mesi sono arrivata a trenta! Ero veramente enorme ed ero bruttina davvero, sbattutissima. Ieri sono andata da mia madre e sono salita sulla sua bilancia (perché la mia ha deciso che non devo pesarmi e non funziona più!) e con mia grande sorpresa ho visto che i due kg che avevo messo su durante le ferie sono spariti...! Quindi sono praticamente a quota +0 dopo 17 settimane e sono veramente felice! Anche perchè non mi va più niente ed ho dovuto comprarmi qualcosa di morbido perchè neanche i pantaloni a vita bassa che avevo ormai mi stanno più: mi segnano troppo. Proprio vero che ogni gravidanza è a sé: io temevo molto perchè non sono più una ragazzina e credevo che essendo 10 anni più vecchia la gravidanza sarebbe stata più "dura" fisicamente parlando. Ma per ora sembra non essere così! Mi sento più in forma, complice anche il caldo che se ne sta andando e sono positiva. Ora aspetto solo la visita di settimana prossima per verificare che  il dopo-amnio sia passato indenne. E spero che i risultati dell'esame siano positivi e che Alien stia bene. Per ora non si sente ancora bene. Lo sento io, pochissimo, perchè riconosco il battito d'ali... L'altra sera ero sdraiata sul divano, ferma su un fianco da un po'. Ho alzato un braccio per togliermi la pinza dai capelli e Pum! Subito mi sono spaventata, mi sembrava si fosse rotto qualcosa dentro ma poi ho capito che era Alien che scalciava, forse la posizione ha favorito la sensazione :) In questi due giorni sono stata quasi sempre sul letto o sul divano e sentivo che cambiava posizione, sentivo la pancia più dura da una parte piuttosto che dall'altra, sento a volte che dentro succede qualcosa ma mi sa che devo aspettare ancora un po' prima di avvertire i movimenti netti. La scorsa eco, a inizio Agosto, è stata una esperienza: io non mi aspettavo di vederlo così bene così presto! In effetti da quando aspettavo Teo sono passati 10 anni e le macchine sono più potenti. Lucia ha appoggiato la sonda e subito si è visto a pieno schermo! La testona era ancora sproporzionata ma la codina non c'era più! Cazzo, lì dentro c'é proprio un bimbo! Non sentendolo ancora, vederlo è stato emozionante. Per me ma soprattutto per Ale che, introverso come è, aveva gli occhi che parlavano e che esprimevano tutta la gioia che non sa dire. Io in fondo ho già vissuto l'esperienza anche se non è meno emozionante. Ma per lui è tutto nuovo! Ho detto a Lucia di spiegargli bene cosa c'era sullo schermo perchè lui dice sempre che le eco non le capisce (gli ho fatto vedere le foto di Teo): testina, manine, piedini, spina dorsale.. ecco il cuoricino, vedi che batte? Gli ho detto di venire più vicino, che vedeva meglio. E quando si è sporto sopra di me Alien ha alzato una manina ed ha aperto le dita in maniera netta. E lui, emozionato "Fa ciao a papà". Ho avuto la stessa sensazione, ho pensato la stessa cosa. Ha passato la serata con un sorriso ebete sulla faccia, non l'ho mai visto così :)

Teo  è contento come una Pasqua. Una sera abbiamo deciso di dirglielo e allora Ale ha iniziato prendendola da lontano. Eh, dobbiamo mettere in ordine la tua camera. Dobbiamo mettere via un po' di roba, fare spazio. C'è bisogno di spazio... ma lui non capiva. Alla fine, dopo almeno dieci minuti di tira e molla, Teo fa "Ma mi vuoi dire che la mamma è incinta?" e Ale "si". Beh, spiazzando entrambi, Teo si è buttato al collo di Ale e lo ha abbracciato, lui che rifugge il contatto troppo fisico con Ale (è un uomo e non è suo padre, non è tanto per le smancerie con lui). Non lo lasciava e lo stringeva alle spalle, nascondendo il viso e quasi "cullandolo". Ale era sbalordito quanto me dalla reazione, io stavo zitta e sorridevo. Ale ad un certo punto gli dice "Ma alla mamma non dici niente?" e lui, stupendoci ulteriormente "Ma la mamma è già mamma, tu no, per te è la prima volta che diventi papà!". Aveva gli occhi lucidi, era veramente commosso il mio ragnetto. Spera in una bambina, vorrebbe una sorellina. Il fratellino Gabriele già lo ha, ora vorrebbe una bimba. Veramente per la bimba ci sono anche il papà (che tifa rosa sin da quando ci conoscemmo e mi disse che lui avrà una figlia perchè le bimbe sono più attaccate ai papà), la zia Romina (che la chiama la mia nipotina), la zia Chiara e Rosalba, la fidanzata dello zio Riccardo (altro grosso cambiamento in famiglia che mi riempie di gioia!) che mi ha già portato la culla, mi darà la carrozzina e, se appunto sarà una bimba, ha un sacco di roba da darmi! Io non ci penso, non spero in niente perchè tanto so che non dipende da me e va bene qualsiasi cosa sia.

Per ora mi godo il mio tempo, a mano a mano che arriva.

 

SDC12368.JPG

 

 

19:56 Scritto da Cieli in My life | Link permanente | Commenti (10) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

1 2 3 4 5 6 7 8 Prossimo